L’Unione dei Comuni perde i pezzi? O forse non li ha mai avuti.

I giornali parlano dell’imminente uscita del comune di Burago dall’Unione.


Motivo? L’unione, nata con una promessa di coinvolgimento e programmazione aperta ai comuni, adesso appare un istituto “prendere o lasciare” e tanti saluti.


Lo avevamo detto fin da subito: lo strumento dell’unione non è da scartare (noi preferiremmo la fusione), ma tutto dipende da come lo si usa, ed alla base di tutto, per noi, c’è la partecipazione e la programmazione inclusiva. Invece si va avanti incaricando di tutto il Segretario e poi gli altri si adeguano. Tant’è che l’unione, a suon di scadenze imposte dall’alto, è nata con il sapore dell’imposizione.


Qualche giorno fa ci viene proposto un questionario sull’importanza e le aspettative verso l’unione dei comuni: suona come una presa in giro, visto che l’unione ormai è stata fatta respingendo buona parte delle nostre richieste di modifica dello statuto. A dimostrazione della volontà di non includere le voci “in disaccordo”, in settimana c’è stata una riunione a cui sono stati invitati solo alcuni consiglieri “graditi” (non tutti).


Una riunione “segreta” rivolta solo a chi accetta questo modo di lavorare, gli altri se ne stiano fuori, ma, forse per un banale errore, l’invito è arrivato anche a due consiglieri “sgraditi”, di Carnate. Ebbene, il Presidente dell’unione (Paolo Brambilla) e il Segretario (Ciro Maddaluno) l’hanno presa proprio male e non si sono risparmiati dal dire il loro imbarazzo e insofferenza per la presenza di tali consiglieri fino a che questi non se ne sono dovuti andare abbandonando la riunione.


Ne traiamo un’amara conferma:

Altro che Unione, la nostra è una Esclusione!


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