Salvatore Borsellino in visita a Vimercate

Chi conosce Salvatore Borsellino sa che il più bel regalo che potesse fare Vimercate per ringraziarlo della sua visita sarebbe stato una nutrita presenza di giovani alla cerimonia di commemorazione/intitolazione del 10 giugno a Palazzo Trotti.

I giovani incarnano quella speranza di cui suo fratello Paolo Borsellino scrisse la mattina prima di morire, quella speranza che in punto di morte lo rendeva fiducioso che la mafia alla fine sarebbe stata sconfitta.



Dopo l’intervento del piccolo Nicolas, alunno di prima media che ha conquistato Salvatore per la profondità di analisi, padronanza di linguaggio e immediatezza: “Ho 12 anni e non mi è sempre chiaro che cosa è legale e che cosa non lo è. Siete voi adulti che ce lo dovete insegnare col vostro esempio”, si è impadronito del microfono per complimentarsi con lui e non lo ha più lasciato per quasi un'ora.

Davanti a lui una platea incantata, affascinata, commossa, non sono mancate le lacrime. Questo è l’effetto che fanno sul pubblico le sue parole perché sgorgano spontanee dal cuore, perché mettono a nudo la sua umanità, i suoi valori, il fuoco interiore che lo anima.


Salvatore, minuto, esile, occhi azzurri penetranti e limpidi, dotato di una forza travolgente nel portare avanti l’opera iniziata dal fratello Paolo, come aveva promesso alla madre. È inarrestabile nello sbandierare la verità, nel descrivere una realtà italiana inquietante, a volte scomoda da ascoltare, spesso dura da digerire, ma con la quale dobbiamo imparare a fare i conti e assumercene le responsabilità, se vogliamo ”crescere” come popolo.


Sono andato via da Palermo perché non volevo che i miei figli nascessero in una città in cui le strade vengono ricordate per le persone che vi sono state uccise. Ma la mafia è come un cancro. Dilaga. E l’ho ritrovata qui al nord sotto sembianze diverse. Qui al nord però non si parla di mafia. Ci si convive, ci si fanno affari, la si accetta e la si subisce come fosse una cosa inevitabile. Numerose famiglie della 'ndrangheta hanno messo le radici, hanno fatto investimenti e hanno costruito degli imperi economici. La mafia fa ormai parte della nostra quotidianità, non possiamo più far finta di non vedere. Bisogna combatterla. Per farlo non occorre essere eroi. Basta fare il proprio dovere, rispettare le leggi, le istituzioni – Salvatore nutre un profondo rispetto per le istituzioni - comportarsi bene.


Applausi, abbracci, strette di mano, foto e tantissime firme sull’agenda rossa del fratello, che Salvatore depositerà in Via D’Amelio il 19 luglio insieme alle fotocopie dei bigliettini di Nicolas e dei suoi compagni di classe, ai piedi dell’albero che la madre piantò dopo l’uccisione di Paolo.


Il 19 luglio Vimercate sarà presente a rendere omaggio a Paolo Borsellino e a Giovanni Falcone, il “vero fratello” di Paolo, com'è solito precisare Salvatore. “Io lo sono solo di sangue, perché figli dello stesso padre”.


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