Villa Sottocasa: verità processuali e responsabilità politiche

L’euforia di chi ottiene l’assoluzione (in primo grado) dopo un lungo processo è ben comprensibile e del tutto giustificata. Tuttavia non deve far dimenticare i fatti, quelli che tutti potrebbero vedere se non si sollevassero diversivi mediatici per agevolarne anzitempo l’oblio.

L’ispezione dei Carabinieri a Villa Sottocasa e negli uffici comunali portò a constatare due forme di irregolarità: in cantiere, opere non autorizzate e autentiche distruzioni, per cui la proprietà fu multata sia dalla Soprintendenza che, poi, dal Comune; negli uffici comunali, documentazione non in regola, con palesi falsi materiali e fogli non protocollati, che hanno fatto ipotizzare all’autorità inquirente una serie di reati contro la pubblica amministrazione.

Proprio la lunghezza delle indagini e del processo è quella che ha portato alla prescrizione dei reati contro il patrimonio culturale. Reati che però sono stati almeno in parte già sanzionati con le multe, e purtroppo rimangono come irrimediabile perdita di valore di un bene, che seppure di proprietà privata, è indubbiamente patrimonio collettivo della città, in quanto bene culturale ai sensi della legge di tutela. La sentenza non ha cancellato questi fatti: semplicemente è arrivata in esito a un processo che si è protratto finché non sono più stati punibili, essendo intervenuta la prescrizione.

Lo stesso Senatore Rampi si fece paladino della valorizzazione dell’ala privata di Villa Sottocasa, ora facendosi fotografare orgogliosamente (foto a sx) nel cosiddetto “teatrino” poi distrutto senza obiezioni di nessuno, ora proponendone l’acquisto da parte della Provincia: e negli stessi giorni in cui l’architetto Moioli li metteva in guardia sulle distruzioni in corso, la Giunta Brambilla approvava una delibera di indirizzo in cui si ipotizzavano scambi con la proprietà che avrebbero portato all’acquisizione di ulteriori spazi per il museo ma anche alla perdita delle parti da destinare a servizi aggiuntivi, fonti di ricavo per l’amministrazione. Tutto innocente, ma… Francesco Sartini, oggi sindaco, parlò allora di “delibera sotto dettatura”, e i Carabinieri sarebbero arrivati un mese dopo.

Per inciso, l’architetto Moioli aveva segnalato ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale il danneggiamento e i propri dubbi sulle carte, che aveva visto mentre si documentava per ragioni professionali: le sue affermazioni sono sempre state molto caute, non risulta che abbia denunciato nessuno e tantomeno reati contro la pubblica amministrazione, e in questi anni non si ricorda alcuna sua dichiarazione in merito (salvo la deposizione sotto giuramento in tribunale). Fa piacere che ora Rampi si penta di non essersi immediatamente rivolto alla Procura: in fondo era quello che la Moioli gli suggeriva, e se l’avesse fatto, si sarebbe risparmiato molti guai, e – come lui sottolinea – la perdita di un’amicizia. Ma, come si dice, gli amici da tenere uno se li sceglie.

Per i reati contro la pubblica amministrazione, dopo che era stato disposto il rinvio a giudizio, la PM aveva chiesto la condanna per tutti. Il giudice Airò in primo grado ha mandato assolti tutti gli imputati, con motivazioni diverse per i diversi reati (quindi sarà bene aspettare le motivazioni).

Poiché le sentenze vanno rispettate, è bene sapere che il Senatore Rampi, l’ex-sindaco Brambilla e gli altri coimputati non hanno commesso alcun reato. Ma la verità accertata in un tribunale è una cosa, la verità storica, e il giudizio politico, tutt’altra. E soprattutto una sentenza di assoluzione ancora non vale come una benemerenza in tema di public administration. Tranne che nel Partito Democratico, pare: infatti dopo l'assoluzione il senatore Rampi è subito diventato responsabile nazionale cultura del suo partito...

Come giudicare un politico che si costruisce la carriera su di un progetto museale, e poi innocentemente consente che sotto il suo naso si faccia scempio di un bene culturale? Come dimenticare che innocentemente, a partire dalla variante di PRG del 2002 (Paolo Brambilla assessore all’urbanistica), si è consentito alla proprietà Redaelli di consolidare un progetto che di fatto ha snaturato irrimediabilmente il parco e le serre progettate da Luigi Canonica (l’architetto dei giardini della Villa Reale di Monza)? Con la stessa innocenza degli amministratori e dell’ufficio tecnico, il centro storico si è riempito di cantieri fermi da anni (e c’è anche chi oggi ne fa una colpa alla amministrazione in carica!). Sul PPI dell’area ex-ospedale, pure, non costituisce reato aver approvato un progetto vecchio di dieci anni, ormai poco conveniente per gli stessi operatori.

Considerazioni che valgono anche per i tecnici, quantomeno per i dirigenti responsabili. Il mancato accertamento dei reati ipotizzati non può certo significare essere campioni di trasparenza amministrativa dopo 6 anni di processo e una richiesta di condanna. Con tutto che si condivide appieno il rilievo di Cirant che alla sbarra degli imputati ne mancava uno eccellente, ovvero quantomeno il Soprintendente dell’epoca. E, nella conta di ciò che non è accaduto, di certo spicca anche la mancata costituzione di parte civile nel processo sia del Ministero dei Beni Culturali che del Comune di Vimercate.

Ma l’innocenza sul piano giudiziario è proprio il minimo, e non esime dalle responsabilità politiche, pesantissime. Il M5S, sul punto, è oggi del tutto coerente con il giudizio politico espresso negli anni, a differenza di chi oggi plaude alla chiusura di una vicenda giudiziaria su cui per anni ha speculato politicamente.

Le scuse - addirittura chieste da alcuni imputati - le chiede invece la città, senza per questo che ci sia mai stato bisogno che un giudice si esprimesse.

Post in evidenza
Post recenti
Archivio